Concerto di Koto

Concerto di Koto

Il giorno 11 novembre 2008, nel Salone degli Affreschi dell’Associazione Umanitaria di via Daverio a Milano, l’AIRG si è reso promotore di una interessante iniziativa culturale: un concerto di musica classica giapponese Lo strumento cordofono, simile ad una cetra, di cui abbiamo diffusamente parlato nella newsletter precedente, rappresenta una delle forme musicali tradizionali più importanti nel panorama artistico giapponese; ed il gruppo Armonia, che si è esibito nel concerto, porta da oltre venti anni il suo contributo artistico e professionale alla riscoperta dei valori culturali dell’ hougaku (la musica tradizionale giapponese) in tutto il Giappone, con concerti e corsi di insegnamento che coinvolgono soprattutto le scuole, ma anche i semplici cittadini. Il suo repertorio, come abbiamo potuto constatare anche noi durante la serata, spazia da antiche melodie a canzoni popolari e moderne, dalle suggestive sonorità nipponiche a quelle più propriamente occidentali, e riscuote un vasto successo di pubblico in Giappone e non solo. Le quattro artiste del gruppo, Kikuchi Masachie, Oguni Utayuki, Ito Masayumi e Yano Masayu sono state accompagnate per l’occasione da altri due insigni artisti, il flautista Kuwabara Senzan e la cantante lirica Nagahisa Yoshiko.

Concerto di Koto

Si è registrato un riscontro di pubblico davvero molto positivo; i convenuti infatti hanno mostrato un sincero interesse nei confronti della musica tradizionale giapponese, applaudendo calorosamente al termine di ciascuna esecuzione, ed apprezzando sia le sonorità tradizionali, molto suggestive, che la trasposizione originale e molto bella che gli artisti hanno dato dei pezzi classici della musica popolare occidentale, ed italiana, nel finale.
L’AIRG ha offerto un rinfresco a base di piatti tipici della cucina giapponese, che, assieme al concerto, riteniamo abbia lasciato in ognuno un pezzo di Sol Levante, un piccolo passo all’interno di una cultura ricca di suggestioni e di fascino, di sapori ed odori che ci auguriamo rimarranno impressi nella memoria di tutti.
Un particolare ringraziamento va al Console Generale, signor Azuma Hiroshi, che ci ha onorato della sua visita e di un suo saluto personale, ed al Consolato Generale del Giappone che ha patrocinato l’evento; ed ancora, a Slow Food per la sua gentile collaborazione, ed all’Associazione Umanitaria che ci ha ospitato, consentendoci di svolgere il concerto in una location meravigliosa.
Un ultimo e speciale ringraziamento va naturalmente a tutti coloro che c’erano, e che potranno testimoniare dell’evento cui hanno preso parte come di un’esperienza unica, che speriamo possa ripetersi presto.

DOMO ARIGATOU GOZAIMASHITA!

Concerto di Koto

Come si e` svolto il concerto di Koto:

Il concerto è iniziato sulle note di Sakura, (Ciliegio), canzone simbolo del Giappone e del popolo giapponese, a cui perciò i giapponesi sono intimamente legati. Il fiore di ciliegio, così piccolo e delicato, assieme agli altri acquista la sua massima imponenza e bellezza, incarnando perfettamente l’ideale dell’unione che fa la forza, ideale che il popolo nipponico, proprio per la sua natura fortemente gregaria, ha da sempre fatto suo con orgoglio.
La malinconia di Kojo no tsuki, (La luna si riflette sui ruderi del castello), simboleggia invece il trascorrere inesorabile del tempo, dai ruderi di un castello simbolo dello splendore di un’epoca e dai suoi fasti alla decadenza, ma anche dallo splendore della giovinezza al decadimento dell’età matura. Le note ci trasportano sul filo della memoria, che collega le varie stagioni della vita.
Si prosegue sulle note del più famoso musicista di koto di tutti i tempi, Yatsuhashi Kengyou, compositore vissuto nel XVII secolo, a cui va il merito di aver reso la soukyoku (musica per koto) una forma d’arte apprezzata non più solamente da un pubblico aristocratico e colto, ma anche dalla gente comune. Egli viene infatti considerato unanimemente il padre della musica per koto premoderna. Il brano presentato è Rokudan no shirabe (Armonia di sei piccole composizioni), pezzo classico puramente strumentale.
I brani che seguono in successione sono delle trasposizioni in musica di alcune poesie di una celebre e controversa poetessa del Novecento, Yosano Akiko, esponente della letteratura erotica giapponese e anticipatrice del movimento di emancipazione femminile e di libertà sessuale del paese. I due pezzi sono intitolati Harusamuno (Freddo di primavera) e Koganehiguruma (tradotto come Girasole), tratti da due sue raccolte che contengono tra i più appassionati e sensuali tanka (poesia breve) del Novecento.

Concerto di Koto

A seguire abbiamo ascoltato Mizuho no uta, canzone sul “Paese dei campi di riso”, il paese agricolo ormai sostituito nell’immaginario collettivo dal Giappone ipertecnologico. Questa immagine bucolica e nostalgica di un Giappone che è oramai quasi scomparso viene poi ripreso anche in un altro brano, Hida no mitsu no barado, “Le tre ballate di Hida”, (regione montuosa che si trova al centro dell’isola più importante del Giappone, l’isola di Honshu), custode ancora di un’antica cultura fatta di cose semplici e sempre più dimenticate.
Ancora un salto nella letteratura con Yugao, o Bella di notte, storia d’amore tragica tratta da uno dei capolavori della letteratura giapponese, il Genji Monogatari, “La storia del Principe splendente”; e poi in ultimo ancora una canzone descrittiva, Haru no umi, “Mare di primavera”, del compositore Miyagi Michio, famoso per aver contribuito, con l’introduzione del koto a 17 corde, alla nascita della “Nuova Musica Giapponese”, mescolando la tradizione musicale nipponica agli elementi musicali occidentali.
L’assolo suggestivo del flauto giapponese del maestro Kuwabara Senzan nel “Richiamo di un cervo lontano” ci trasporta invece tra le montagne arrossate dalle foglie di acero, che in autunno colorano tutto l’arcipelago, mentre un cervo chiama malinconico la sua compagna.
Nel finale il gruppo ci ha omaggiato con Love Story, ed El Cumbanchero, classico della canzone latinoamericana; ed in ultimo, il bis ce lo ha regalato la voce di Nagahisa Yoshiko, che ci ha cantato due classici della canzone napoletana, O’ sole mio e Santa Lucia, con cui il concerto ha avuto termine.

Loredana Marmorale