SUSHI DAY - 2016

L’Associazione Italiana Ristoratori Giapponesi è lieta di presentare il primo 寿司の日 SUSHI DAY – Serata a otto mani SUSHI DAY: perché anche il sushi ha una storia, e chi meglio di AIRG per farvela gustare?

L’autunno in Giappone è la stagione della raccolta del riso e AIRG ha pensato di celebrarla parlandovi di sushi, sì, ma a modo suo: con una cena di otto portate, sviluppata secondo le tradizioni della cucina Kaiseki, che verrà preparata “a otto mani” da quattro chef di ristoranti AIRG, per l’occasione riuniti nelle cucine del ristorante Finger’s Garden.
La sera del 6 dicembre 2016, a partire dalle 20.30, il SUSHI DAY viene celebrato con la cena accompagnata dal racconto (in italiano) dell’evoluzione del sushi, le cui differenti epoche saranno citate nei piatti proposti dagli chef. Non si seguirà però la progressione storica del piatto ma le sequenze di un classico pasto elegante giapponese, con l’alternarsi degli chef durante la serata.

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Concerto di Koto

Concerto di Koto

Il giorno 11 novembre 2008, nel Salone degli Affreschi dell’Associazione Umanitaria di via Daverio a Milano, l’AIRG si è reso promotore di una interessante iniziativa culturale: un concerto di musica classica giapponese Lo strumento cordofono, simile ad una cetra, di cui abbiamo diffusamente parlato nella newsletter precedente, rappresenta una delle forme musicali tradizionali più importanti nel panorama artistico giapponese; ed il gruppo Armonia, che si è esibito nel concerto, porta da oltre venti anni il suo contributo artistico e professionale alla riscoperta dei valori culturali dell’ hougaku (la musica tradizionale giapponese) in tutto il Giappone, con concerti e corsi di insegnamento che coinvolgono soprattutto le scuole, ma anche i semplici cittadini. Il suo repertorio, come abbiamo potuto constatare anche noi durante la serata, spazia da antiche melodie a canzoni popolari e moderne, dalle suggestive sonorità nipponiche a quelle più propriamente occidentali, e riscuote un vasto successo di pubblico in Giappone e non solo. Le quattro artiste del gruppo, Kikuchi Masachie, Oguni Utayuki, Ito Masayumi e Yano Masayu sono state accompagnate per l’occasione da altri due insigni artisti, il flautista Kuwabara Senzan e la cantante lirica Nagahisa Yoshiko.

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Festa alla scuola giapponese

festa alla scuola giapponese

"La Festa 2009" alla Scuola Giapponese di Milano: il Giappone in Italia: presso la Scuola giapponese di Via Arzaga a Milano, come di consueto si è svolta l’annuale festa di Natale organizzata dall’Associazione Giapponese del Nord Italia. L’evento ha richiamato anche quest’anno un vasto pubblico.
Davvero larghissima e calorosa l’affluenza, nonostante le condizioni atmosferiche non proprio favorevoli.
Ed è infatti apparso decisamente spiccato il contrasto tra il grigiore della giornata fredda e piovosa ed il clima vivacissimo, movimentato e allegro creato dalle numerose attrazioni e dal viavai di persone, inarrestabile a partire dalla tarda mattinata e fino alla metà del pomeriggio.
In merito alla vasta affluenza, un particolare che ci ha colpito è stato il gran numero di italiani presenti, a dimostrare che la cultura giapponese, a partire dal suo meraviglioso ”universo cibo”, esercita un richiamo ed una suggestione crescenti.

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SHIRO - Oltre il sushi. Una sorprendente visione della cucina giapponese

SHIRO - Oltre il sushi. Una sorprendente visione della cucina giapponese

Pioniere della ristorazione giapponese il Italia, dagli anni '80 il signor Minoru Hirazawa, detto Shiro, racconta ogni giorno ai milanesi cosa sia l'autentico sushi al Poporoya, il suo piccolo locale in via Eustachi che ha impostato come un vero e proprio sushi-ya giapponese.
La soddisfazione di veder apprezzate le proprie creazioni e la tentazione di ripetere l'esperimento anche con altre tipicità dell'immenso patrimonio gastronomico nipponico l'hanno poi indotto ad ampliare l'offerta, aprendo pochi anni dopo il ristorante Shiro, che da lui prende il nome e "l'essenza" e che è ora gestito da qualche mese dal figlio Hirokazu.

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Ristorante POPOROYA

ristorante poporoya

Non si può descrivere il Poporoya e coglierne la vera essenza senza accennare alla pionieristica storia del suo fondatore e proprietario: il signor Minoru Hirazawa, detto Shiro, artefice ed anima pulsante non solo del suo locale ma dell'intera storia della ristorazione giapponese in Italia, tanto da essere ritratto dal fotografo Giancarlo Mecarelli tra i grandi personaggi che popolano il suo libro City Angels.
Shiro è un ragazzino già appassionato di gastronomia quando in Giappone lavora in diversi ristoranti e si iscrive alla famosa scuola di cucina giapponese del professor Sizuo Tsuji, un mito della cultura gastronomica nel suo Paese. L'allievo brilla talmente che il maestro, sapiente estimatore della cucina italiana, gli propone una sfida: trasferirsi in Italia e cercare di appassionare alla cucina giapponese una popolazione profondamente legata alle proprie, fortissime tradizioni nazionali. Detto fatto: il giovane signor Shiro nel 1972, a ventisei anni, approda a a Roma, dove il ristrante Tokio, il primo ristorante giapponese presente in Italia, cerca un cuoco esperto in sushi.
Il problema più grande che si trova ad affrontare sono le materie prime giapponesi, in particolare il riso, allora irreperibili in Italia. Il giovane chef ci si dedica con pazienza ed acume e negli anni riesce addirittura ad organizzare, insieme con il titolare del ristorante Tokio, una selezione di riso giapponese adatta alla coltura nel Vercellese, una coltivazione di daikon ed altri vegetali nippnici ed anche una produzione italiana dei più tipici ingredienti giapponesi come tofu e miso, importando i macchinari dal Giappone, studiandone il funzionamento ed impiantando con essi una fabbrica fuori Roma.
La cucina giapponese a quel punto è pronta ad espandersi in Italia, così nel '77 il signor Shiro arriva a Milano, inizialmente con un negozio di prodotti giapponesi e cibo da asporto poi, finalmente ottenute le opportune licenze, nel 1989 con un vero e proprio sushi-ya, cioè un sushi bar, il primo in assoluto in Italia, che battezza Poporoya, nome dalla storia singolare...

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Ristorante OSAKA - Il Giappone ci svela il suo stile impeccabile

Il Giappone ci svela il suo stile impeccabile

Ricorre quest’anno il decimo anniversario dell’apertura del ristorante Osaka, un luogo di elezione che ci rivela in maniera sapiente il fascino dell’autentica arte culinaria giapponese.
Lo stile rigoroso e raffinato del Sol Levante è qui compiutamente celebrato a partire dall’eleganza sobria del locale, laddove spicca e diviene prezioso il dettaglio, come la bellezza di un fiore delicatamente composto, l’eleganza di un gesto o il vasellame di pregio.
Grande merito va riconosciuto alla sua proprietaria, la Signora Naoko Aoki che con garbo, grazia e naturale classe è riuscita a perfezionare l’armonia tra concezioni estetiche e gusto.
Il suo modello di raffinata accoglienza è divenuto un marchio di casa che impronta lo stile di tutto il personale di sala.
Ma vi è di più, molto apprezzabili sono la sua tenacia ed il suo impegno nel valorizzare le radici della tradizione culturale-gastronomica giapponese, nel diffonderla e illustrarla attraverso diverse iniziative tematiche, senza mai rinunciare alla ricerca della perfezione.
Osaka è sicuramente meta di molti giapponesi: varia umanità di passaggio per affari, persone appartenenti alla comunità dei residenti in città, e da diversi anni è anche una realtà sempre più apprezzata dagli amatori italiani e stranieri della migliore versione della cucina giapponese.

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Ristorante Higuma

Ristorante Higuma

Situato nella zona degli affari, tra banche ed uffici in cui operano i trading giapponesi, Higuma è diventato il locale preferito dai Businessmen durante la pausa pranzo. E non solo.
In principio frequentato esclusivamente dalla comunità nipponica residente a Milano, si è poi fatto conoscere anche dagli appassionati italiani di cucina giapponese, attirati dal gusto per la sua tradizione gastronomica autentica e genuina.
Tra le tante specialità va senza dubbio citato il Teppanyaki, misto di carne e verdure cucinate in modo semplice su di una piastra rovente direttamente sul tavolo. La prelibatezza di questo piatto crea un felice connubio con la sala in cui si degusta: colori scuri e travertino a grossi blocchi alternati ad una superficie grezza e levigata, alchimia perfetta tra minimalismo giapponese e materiali pregiati italiani.

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Ristorante FINGER'S: Le armonie giapponesi di Finger's

Le armonie giapponesi di Finger's

Il nome recita: "Fingers, cucina giapponese creativa" e nel momento in cui si entra nel locale l'impatto con l'imponente banco sushi e con la zona tatami più defilata ci parlano in effetti di Giappone... ma per cogliere l'anima profondamente, sottilmente nipponica di questo locale bisogna proprio chiudere gli occhi e partire dai sapori.
Tra le pagine del menù compaiono anche preparazioni giapponesi abbastanza tradizionali, ma la sfida è trovarsi a confronto con una delle creazioni dello chef, ad esempio con il cevice, tipico piatto sudamericano di pesce marinato con agrumi, che qui viene servito in tartare mista con pure un tocco di italianissimo pesto.
E dunque uno si aspetta la prevalenza del lime e del basilico e pensa: "Ma qui il Giappone dov'è?!" Non c'è che da portarne alla bocca un assaggio ed eccola lì l'armonia delicatissima, il sapore perfetto del pesce di cui pesto e lime sono semplici decorazioni gustative, che non lo alterano ma al contrario ne esaltano la pulizia e la nettezza. Aromi "stranieri" tengono compagnia alla tartare in modo defilato, in un equilibrio indiretto e raffinatissimo che solo una mano profondamente giapponese sa ricreare con questa apparente naturalezza. E Roberto Okabe giapponese lo è sul serio.

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Ristorante J'S HIRO: a Milano il Giappone di Hiromi

Ristorante J'S HIRO: a Milano il Giappone di Hiromi

La signora Hiromi Arai ha sempre avuto una speciale passione per la cucina di qualità e ne ha fatto la sua professione. Innamoratasi della cultura gastronomica italiana mentre lavorava in ristoranti italiani in Giappone, decide di trasferirsi in Toscana per imparare sul posto a cucinare per bene italiano. Ma l'Italia finisce per rapirla e così, al posto di gestire un ristorante italiano in Giappone, si ritrova ad aprirne uno giapponese a Milano!
Ma non vuole un ristorante nel senso tradizionale del termine. Sceglie infatti di impostarlo quasi come una casa in cui accogliere degli ospiti così, trovato il locale, lo arreda con un'impronta occidentale classicamente rassicurante: boiserie dai colori chiari e confortevoli, vezzose lampade in tessuto e sedie italiane di memoria, come si trattasse degli interni della sua casa milanese.

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